Je est un autre.

Pleure! Je l'ai fait avant toi et ça ne sers à rien.A quoi bon les sanglots inonder les coussins? J'ai essayé, j'ai essayé.
Mais j'ai le coeur sec et les yeux gonflès.

“Rassegnati, cuor mio: nel sonno inerte giaci.”

—   Charles Baudelaire, L’amore del nulla (via heddagabler)

Le persone non cambiano. Non. Rileggi: Le persone NON cambiano. Ho detto, rileggi:
LE PERSONE NON CAMBIANO.
Non mi sei sembrata molto convincente, ma possiamo lavorarci.

Alcuni porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini, vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di riscaldarsi li portò nuovamente a stare insieme, si ripeté quell’altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro fra due mali. finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione.

Così il bisogno di società, che scaturisce dal vuoto e dalla monotonia della propria interiorità, spinge gli uomini l’uno verso l’altro; le loro molteplici repellenti qualità e i loro difetti insopportabili, però, li respingono di nuovo l’uno lontano dall’altro. La distanza media, che essi riescono finalmente a trovare e grazie alla quale è possibile una coesistenza, si trova nella cortesia e nelle buone maniere.

A colui che non mantiene quella distanza, si dice in Inghilterra: keep your distance! − Con essa il bisogno del calore reciproco è soddisfatto in modo incompleto, in compenso però non si soffre delle spine altrui. − Colui, però, che possiede molto calore interno preferisce rinunciare alla società, per non dare né ricevere sensazioni sgradevoli.

—   Schopenhauer, Il Dilemma dei Porcospini (via ilcielosutorinosembra)

“Lo so. So che non incontrerò mai più niente né nessuno che m’ispiri della passione. Lo sai, mettersi ad amare qualcuno, è un’impresa. Bisogna avere un’energia, una generosità, un accecamento… c’è perfino un momento, al principio, in cui bisogna saltare un precipizio: se si riflette non lo si fa. Io so che non salterò mai più.”

—    La Nausea - J.P. Sartre  (via dentrote)

Sartre i suoi “Buongiorno”

vintagemarlene:

charles baudelaire by felix nadar, 1855 (via historyinphotos.blogspot.com)

vintagemarlene:

charles baudelaire by felix nadar, 1855 (via historyinphotos.blogspot.com)

(via did)

“Gli occhi grigi striati dal sole fissavano il vuoto, ma lei aveva deliberatamente preso le redini dei nostri rapporti e per un momento credetti di amarla. Ma sono molto lento a pensare e pieno di regole interiori che agiscono sui miei desideri.”

—   Francis Scott Fitzgerald, Il grande Gatsby. (via fromwishestoeternity)

clairedebussy ha chiesto: bellissimo il tuo blog! :) ti seguo anch'io.

Sei l’amore. :)

allthisandheaventoo-0:

E mentre sedevo là a riflettere sul vecchio mondo sconosciuto, pensai alla meraviglia di Gatsby la prima volta che individuò la luce verde sul molo di Daisy. Aveva fatto molta strada per arrivare a questo prato azzurro, e il suo sogno gli doveva essere sembrato così vicino da non potergli più sfuggire. Non sapeva che l’aveva già alle spalle, da qualche parte nella vasta oscurità oltre la città, dove i campi della repubblica si stendevano nella notte.
Gatsby credeva nella luce verde, al futuro orgiastico che anno dopo anno indietreggia di fronte a noi. Ci è sfuggito allora, ma non importa - domani correremo più forte, allungheremo ancora di più le braccia… E una bella mattina…
Così remiamo, barche controcorrente, risospinti senza sosta nel passato.

allthisandheaventoo-0:

E mentre sedevo là a riflettere sul vecchio mondo sconosciuto, pensai alla meraviglia di Gatsby la prima volta che individuò la luce verde sul molo di Daisy. Aveva fatto molta strada per arrivare a questo prato azzurro, e il suo sogno gli doveva essere sembrato così vicino da non potergli più sfuggire. Non sapeva che l’aveva già alle spalle, da qualche parte nella vasta oscurità oltre la città, dove i campi della repubblica si stendevano nella notte.

Gatsby credeva nella luce verde, al futuro orgiastico che anno dopo anno indietreggia di fronte a noi. Ci è sfuggito allora, ma non importa - domani correremo più forte, allungheremo ancora di più le braccia… E una bella mattina…

Così remiamo, barche controcorrente, risospinti senza sosta nel passato.

“Esattamente cinque mesi fa, alle otto di sera del primo marzo 1938,
moriva Gabriele D’Annunzio. In quel momento questo giornale non aveva
ancora la sua pagina culturale, ma oggi ci sembra venuto il momento di
parlare di lui. Fu un grande poeta Gabriele D’Annunzio, il cui vero
nome per inciso era Rapagnetta? È difficile dirlo, perché le sue opere
sono ancora troppo fresche per noi che siamo suoi contemporanei. Forse
converrà piuttosto parlare della sua figura di uomo che si mescola con
la figura dell’artista. Innanzitutto fu un vate. Amò il lusso, la
mondanità, la magniloquenza, l’azione. Fu un grande decadente,
dissolutore delle regole morali, amante della morbosità e
dell’erotismo. Dal filosofo tedesco Nietzsche desunse il mito del
superuomo ma lo ridusse a una visione della volontà di potenza di
ideali estetizzanti destinati a comporre il caleidoscopio colorato di
una vita inimitabile. Fu interventista nella grande guerra, convinto
nemico della pace fra i popoli. Visse imprese bellicose e provocatorie
come il volo su Vienna, nel 1918, quando lanciò manifestini italiani
sulla città. Dopo la guerra organizzò un’occupazione della città di
Fiume, dalla quale fu successivamente sloggiato dalle truppe italiane.
Ritiratesi a Gardone, in una villa da lui chiamata Vittoriale degli
Italiani, vi condusse una vita dissoluta e decadente, segnata da amori
futili e da avventure erotiche. Guardò con favore al fascismo e alle
imprese belliche. Fernando Pessoa lo aveva soprannominato ‘assolo di
trombone’, e forse non aveva tutti i torti. La voce che di lui ci
giunge non è infatti il suono di un delicato violino, ma la voce
tuonante di uno strumento a fiato, di una tromba squillante e
prepotente. Una vita non esemplare, un poeta altisonante, un uomo pieno
di ombre e di compromessi. Una figura da non imitare, ed è per questo
che lo ricordiamo. Firmato Roxy”

—   

Sostiene Pereira, Antonio Tabucchi (via occhidambra)

Sarà per questo che ti amo, Gabry. Mi innamoro sempre delle persone sbagliate.

“E veramente, io ora pongo quest’oziosa questione: che cosa è meglio, una volgare felicità o un’elevata sofferenza? Suvvia, che cosa è meglio?”

—   Fedor Dostoevskij (via egocentricacomeigatti)

(Fonte: nugae, via pleiadi60)